Visita all’ Archivio di Stato di Piacenza

La nostra breve visita all’Archivio di Stato è iniziata con cinque lunghe rampe di scale che ci hanno condotto dal piano terra di Palazzo Farnese ai piani alti di esso, dove l’archivio è collocato. Entrando nell’archivio, abbiamo subito notato una grande raccolta di antiche carte e documenti, collocati in capaci vetrine. Dopo una rapida ispezione all’ambiente, è subito arrivata la responsabile della mostra, Anna Riva, che ci ha illustrato in modo esauriente cosa realmente rappresenta tutto quel materiale. Ci ha spiegato il significato della mostra, partendo dal titolo, “In signo notarii”, che ben riassume il ruolo fondamentale che qualche secolo fa i notai avevano in Piacenza e dintorni. Dopo la rapida introduzione storico sociale, la dottoressa Riva ha subito preso un antico documento, che all’apparenza sembrava scritto “in lineare b” tanto era incomprensibile, e ci ha fatto notare le caratteristiche principali, come ad esempio lo stile grafico, la datazione della carta ed infine il simbolo che il documento aveva per attestarne la veridicità. I notai dell’epoca infatti, non avendo timbri, si inventavano, facendo ampio uso della fantasia, dei simboli che potevano essere disegni o altro per impedire la falsificazione, e per rendere unico il documento che stavano trattando. La prima sezione di manoscritti che abbiamo esaminato presentava soltanto simboli riguardanti la sfera religiosa, come ad esempio delle croci.

Spostandoci sulla seconda sezione abbiamo esaminato documenti molto più personali e privati dei precedenti: i quaderni dei notai. Questi antichi blocchi di fogli, dall’apparenza noiosi e polverosi, nascondono in realtà personalità e stati d’animo diversi. Su ogni singolo foglio, ma soprattutto sulle copertine dei raccoglitori, ci sono infatti moltissimi disegni e figure, prodotte dai notai, spesso per sfogare la propria rabbia o i propri stati d’animo. Tali illustrazioni sono numerose e sopratutto varie. Si passa dalle figure geometriche, ai draghi medioevali, a immagini di vita quotidiana, a figure addirittura di natura erotica e simbolica. Seppur così diverse, queste raffigurazioni, a mio avviso, hanno in comune molte cose, prime fra tutte l’idea di quotidianità e naturalezza. Basta infatti osservare con la giusta attenzione un paio di queste copertine per essere catapultati in un contesto completamente diverso dal nostro, quello medioevale.

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